Riesci sempre a manifestare le emozioni che scaturiscono da una semplice osservazione, un momento, un fatto con semplicità e profondità sconcertanti.
Grazie a te.
Posts by Lev Nikolaevič Myškin
“Questa vita che ci birilla come bocce da biliardo”.
Guccini
Non mi è mai capitato.
Non se sia colpa della mia razionalità “epistemica” o semplicemente la zittisca il rumore sordo della quotidianità.
Non mi permetto di fare alcuna valutazione psicologica, ci mancherebbe. Non devo essere certo io a consigliarti di trasformare la tua stanchezza in rabbia.
E nemmeno il tuo inconscio desiderarlo.
Non pensarlo nemmeno.
Quando si tratta di analisi eminentemente qualitative, si ricade spesso nella discorsività.
Aggiungerei la sostenibilità etica dei Sapiens.
La pseudo spinta di identitaria collettiva. Ricadiamo sempre nello stesso discorso. Sempre più isolati, atomizzati, da un lato. Sempre più portai verso una fantomatica identità (nazionale, sovranista) dall’altro.
È già finito da tempo. Ne rimane soltanto il caos.
Non esistono soluzioni semplici e nemmeno rapide sfortunatamente.
Credimi che ho inseguito la sintesi. Ovviamente essa non rappresenta il mio forte😉.
Al momento non vedo alcuna possibilità di ripartenza.
Come diceva l’amico Gilli, i valori e la cultura sono la parte scura, la più fredda e difficile da smuovere, del flusso lavico che rappresenta la nostra società. Ci vorranno decenni ammesso che si parta subito.
I risultati sono tutti intorno a noi.
Non puoi immaginare a cosa abbia dovuto assistere durante la mia carriera in tal senso.
Come sai (in quanto ho annoiato a morte tutti da tempo), la soluzione per me è soltanto culturale. Solo attraverso gli strumenti di discernimento e valutazione della realtà che ci fornisce la cultura si può pensare di vincere la proposta populista.
Uno dei cardini di ogni dottrina populista e, più in generale, di ogni ideologia, è la creazione del nemico che rende efficace la narrazione.
“Populismo senza popolo. L’esistenza nell’epoca della posta politica”, Vincenzo Costa.
“Quando abbiamo smesso di capire il mondo”, Benjamín Labatut.
“La deriva dell’Occidente”, Franco Cardini.
politico e culturale.
Rimane valida tutt’ora un’antica massima di Thomas Hobbes: “L'interesse e la paura sono i principi della società”.
Bibliografia
“Io, il popolo. Com’è il populismo trasforma la democrazia”, Nadia Urbinati.
inseguendo una politica di rassegnazione ad un futuro peggiore.
In conclusione possiamo affermare che il profondo disagio che attraversa le nostre società non è stato intercettato dai movimenti progressisti ed è stato, viceversa, sfruttato e plasmato dai populismi autoritari per motivi di carattere
la frammentazione culturale accelerando un processo già determinante nella post modernità costituito da iper isolamento, polverizzazione culturale e identitaria.
I movimenti progressisti, spesso rifugiandosi in un eremo di autoreferenzilità, non hanno saputo interpretare il disagio delle masse
costruito comunità caratterizzate da un senso di appartenenza condiviso ed ha proposto una una narrativa semplice ideologizzandola ed adeguandola ai vari contesti culturali locali: Dio, bandiera e libertà negli USA; odio migratorio e rinnovo politico decisionista in Italia e così via.
Ha fomentato
filosofici col passato, ma trovare nuovi legami più efficienti. Le identità politiche (più in generale le identità filosofiche e morali) si formano attraverso due percorsi: la vita quotidiana e l'impegno politico/sociale consapevole. Il populismo autoritario ha saputo padroneggiare entrambi. Ha
la gestione istituzionale progressista ha riprodotto la stessa logica di espansione che sosteneva di criticare. I progressisti accettano i limiti alla ricchezza, ma si oppongono a quelli culturali parlando di “decrescita felice”. Forse il problema non è “decrescere felicemente”, liberarsi dai legami
progressista individua il problema nei nemici esterni: i dirigenti dell’industria dei combustibili fossili, i miliardari, i politici fautori della deregolamentazione. Si tratta di attori reali con una reale responsabilità. Ma farne la spiegazione primaria è del tutto riduttivo. Negli ultimi 50 anni,
rimane culturalmente contraria ai limiti. La tradizione emancipatoria considera ogni vincolo all’identità, all’espressione ed allo stile di vita come un atto di oppressione da smantellare. Anche la politica progressista tende spesso a nutrire un eccessivo ottimismo tecnologico. Così come la politica
aiutare a chiarire come la politica dei limiti si sviluppi lungo tutto lo spettro politico. La politica progressista accetta dei limiti alla ricchezza ed alla libertà di mercato. Lo stesso vale per il sostegno allo Stato sociale ed all'obbligo collettivo di solidarietà. Ma la politica progressista
contro lo sfruttamento sistemico. Una dinamica parallela si sta delineando all'interno della politica progressista. La stessa frattura interna che caratterizza il populismo autoritario riappare qui, in una configurazione diversa ma strutturalmente simile. Comprendere questo parallelismo può