Perché la frase è diventata virale.
Tra i critici viene interpretata come arroganza, suprematismo o addirittura una “minaccia” velata (“noi vi abbiamo creato, possiamo distruggervi”). Da qui nascono le parafrasi esagerate tipo “Noi vi abbiamo portato in questo mondo e noi possiamo farvi uscire”.
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Spiegazione del ragionamento di Netanyahu
Non ci sarebbe la civiltà giudeo-cristiana. Non ci sarebbero gli Stati Uniti. Non ci sarebbe la civiltà della libertà."
In sintesi: la vittoria dei Maccabei non è solo un evento ebraico, ma un “miracolo” fondativo per tutta la civiltà occidentale.
"Stavamo combattendo la nostra battaglia, ma stavamo anche combattendo la battaglia della civiltà, perché la nostra civiltà si basa sulla tradizione giudeo-cristiana."
"E se i Maccabei avessero fallito, non ci sarebbero gli Huckabee [gioco di parole con il cognome dell'ambasciatore Mike Huckabee]."
Traduzione fedele del discorso pronunciato da Benjamin Netanyahu al Muro del Pianto durante l'accensione della seconda candela di Hanukkah nel dicembre 2025, in presenza di soldati dell'IDF e dell'ambasciatore USA Mike Huckabee.
Questa profonda spaccatura comporterà la perdita di decine di milioni di spettatori.
Viene così compromesso lo spirito unificatore del noto formato.
L'abbandono in blocco delle cinque nazioni segna un punto di non ritorno per la competizione.
L'assetto televisivo continentale muta radicalmente.
La dura presa di posizione della Spagna arriva in seguito alla scelta degli organizzatori di mantenere in gara Israele.
Anche le emittenti pubbliche di Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda boicotteranno l'evento previsto a Vienna il 12, 14 e 16 maggio.
L'emittente televisiva pubblica spagnola ha annunciato ufficialmente che non trasmetterà l'Eurovision Song Contest del 2026.
Si tratta della prima volta assoluta dal 1961 che il Paese iberico decide di non mandare in onda la famosa competizione.
Cosa ne pensate di questa dichiarazione?
È solo retorica o rivela qualcosa di più profondo sull'alleanza USA-Israele?
Le parole di Benjamin Netanyahu:
"Senza gli ebrei non esisterebbe nulla chiamato Stati Uniti d'America.
Vi abbiamo portati in questo mondo e possiamo portarvene fuori".
Dichiarazione fatta in Israele, con kippah, menorah e bandiere israeliane alle spalle.
Vinitaly 2026.
Ripenso ad alcuni che conosco e non riesco a smettere di ridere...
(nella versione standard) dice semplicemente qualcosa di molto più breve e diverso, relativo alla vendetta divina sui Filistei, senza tutto il discorso sul: “Il sentiero dell'uomo giusto” e sul “Pastori deboli”, che è una costruzione cinematografica di Tarantino (con contributi di Roger Avary).
E io colpirò con grande vendetta e furioso sdegno coloro che tenteranno di avvelenare e distruggere i miei fratelli.
E conoscerete il mio nome: il Signore, quando farò ricadere su di voi la mia vendetta.”
Tuttavia, questo lungo monologo non esiste nella Bibbia.
Il vero Ezechiele 25:17⬇️
Benedetto sia colui che, nel nome della carità e della buona volontà, guida i deboli attraverso la valle delle tenebre.
Perché egli è davvero il custode di suo fratello e il protettore dei bambini smarriti.⬇️
Il passaggio recitato nel film dal personaggio di Jules Winnfield (interpretato da Samuel L. Jackson) è questo:
"Ezechiele 25:17.
Il cammino dell’uomo giusto è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.⬇️
Durante un sermone al Pentagono, Pete Hegseth, Segretario alla Difesa USA, ha citato come "autentico" il versetto di Ezechiele 25:17 nella versione resa celebre dal film Pulp Fiction di Quentin Tarantino.⬇️
Un giornalismo che non accompagna il pubblico nella comprensione, ma lo guida verso una conclusione già scritta.
E ogni volta che la cronaca incrina il racconto, scatta la rimozione: ciò che non serve alla linea editoriale semplicemente scompare.
In questo schema, la realtà viene filtrata, ripulita, ricodificata per aderire a una narrazione precostituita, mentre chi devia da quel perimetro viene trattato come un corpo estraneo da marginalizzare.
Il risultato è un’informazione che non fotografa i fatti, ma li piega.
per orientare l’opinione pubblica più che per informarla.
La sua linea editoriale non è un semplice punto di vista: è un dispositivo di potere che decide cosa ricordare e cosa rimuovere dal dibattito, cosa amplificare e cosa silenziare.
Le amnesie selettive e le torsioni narrative di Enrico Mentana rappresentano uno dei casi più evidenti di giornalismo militante travestito da neutralità.
Da anni, il suo racconto degli eventi procede per omissioni strategiche, enfatizzazioni mirate e un uso chirurgico del frame mediatico
Santo cielo, questa sarebbe la Casa Bianca!!!
Finalmente scoperto il vero motivo dell’urgenza del perché serve una sala da ballo nuova di zecca.
Priorità assoluta.
Un giornalismo che non accompagna il pubblico nella comprensione, ma lo guida verso una conclusione già scritta.
E ogni volta che la cronaca incrina il racconto, scatta la rimozione: ciò che non serve alla linea editoriale semplicemente scompare.
In questo schema, la realtà viene filtrata, ripulita, ricodificata per aderire a una narrazione precostituita, mentre chi devia da quel perimetro viene trattato come un corpo estraneo da marginalizzare.
Il risultato è un’informazione che non fotografa i fatti, ma li piega.
del frame mediatico per orientare l’opinione pubblica più che per informarla.
La sua linea editoriale non è un semplice punto di vista: è un dispositivo di potere che decide cosa ricordare e cosa rimuovere dal dibattito, cosa amplificare e cosa silenziare.
Le amnesie selettive e le torsioni narrative di Enrico Mentana rappresentano uno dei casi più evidenti di giornalismo militante travestito da neutralità.
Da anni, il suo racconto degli eventi procede per omissioni strategiche, enfatizzazioni mirate e un uso chirurgico
Sentite anche voi questo inconfondibile odore di lievito di birra, o sono l’unico a percepire che da queste parole succederà qualcosa di sgradevole?
In un contesto in cui la cultura dovrebbe essere promossa attraverso rigore, ricerca e valorizzazione del patrimonio storico e scientifico, la diffusione di narrazioni pseudo-scientifiche rischia di indebolire la credibilità delle istituzioni e di confondere il dibattito pubblico.
Un ministro, infatti, rappresenta le istituzioni e orienta le politiche culturali del Paese; per questo, la scelta di sostenere e presentare opere basate su teorie non validate solleva interrogativi legittimi sulla coerenza con la missione del dicastero.
Il tema non riguarda la libertà individuale di scrivere o pubblicare, ma la responsabilità politica legata all’uso di fondi pubblici e al prestigio dell’incarico ricoperto.
La questione che si pone è dunque di natura istituzionale: è compatibile con il ruolo di un ministro della Cultura l’utilizzo di risorse pubbliche per promuovere contenuti che non trovano riscontro nella metodologia scientifica?