Perplesso, fissava la porta oscillare sotto una serie di colpi insufficienti. Quindi, dal corridoio, un vociare: "Fatevi da parte!". Seguì un'esplosione di schegge di legno.
Ecco! Spalancò le fauci, mise in mostra tutti e 270 i denti e si preparò finalmente a gustare la sua cena.
Posts by Vorpal blaster | Microfiction
Lo schianto incrinò il silenzio del mattino. Proveniva dal bagno, dove trovai Zoe, con il pugno destro piazzato in mezzo allo specchio infranto.
"Pazzo! Sono sette anni di sfortuna!" urlai.
"Stupendo! Sette invece di un'intera vita di sfortuna. Perché non ci ho pensato prima?"
"Terza porta a sinistra" aveva detto il cameriere, ma non c'era alcuna terza porta a sinistra. Imboccai un corridoio/magazzino per le bottiglie.
Tornai sui miei passi: il locale ora era buio e disordinato; uguale ma diverso.
La sala era a intermittenza. Il portone era sprangato.
Si dice che sia stato io a sradicare dalla città la Gilda dei Mestieri, ma quando misi piede nel Gran Salone era già tutto finito.
C'erano cinque donne; mi fecero un cenno e tornarono a pulire il sangue dal pavimento.
Alla Gilda delle Rezdore non piace lasciare le cose a metà.
Vestita a lutto, da secoli e secoli attraversa i campi di battaglia. Si avvicina ai caduti e reclama qualcosa; una fede, un monile, qualcosa di caro.
Eccola, mi sorride. Ha in mano una foto della mia famiglia. Mentre tutto si fa pace, so che il mio ricordo sarà sempre con loro.
"Sarà uno scherzo" dissi a Claudia con in mano la copia di un quotidiano che, stando alla data, sarebbe uscito tra un mese.
"Sarà uno scherzo" dissi spavaldo.
A distanza di un mese, con una copia fresca di stampa di quello stesso identico quotidiano, non sono più così spavaldo.
L’auto attraversa la notte.
Si rigira sul sedile del passeggero, addormentata. Posa la testa sulla mia spalla. L’accarezzo.
Nello specchietto retrovisore, il vortice buio sfalda la realtà e la inghiotte. Finché ne distinguo i contorni possiamo farcela.
Dobbiamo farcela.
Accelero.
Ormai viveva una doppia vita, una nel mondo reale, una in quello dei sogni; dodici ore ciascuna. Entrambe così ricche di avvenimenti e frenetiche che chiunque avrebbe potuto confonderle. Chiunque tranne lui. Perché lui era in grado di distinguerle, vero? Forse. Forse non più.
La testa è vuota. Guardo il foglio e scrivo il mio nome. L'ho già fatto, prima. Ancora, scrivo il mio nome. Lo guardo; la grafia è diversa? È sempre il mio nome però, no? È uguale? Non lo so più. Ho la testa vuota. Lo scrivo ancora una volta. La pagina è vuota. Cosa c'è scritto?
Sparì una mattina, con una valigia e qualche vestito; nessun biglietto.
Il silenzio divenne violenza, in quella casa vuota che arrivai a pensare di vendere. Mi fermò un sms: la realtà sta per collassare. vestiti, arrivo tra 5 min.
Era il suo numero. Ma--!?
Un altro sms: MUOVITI!
Lo desiderava dall’istante in cui l’aveva visto; non poteva a pensare ad altro.
A distanza di mesi, con il suo viso tra le mani, mentre lo baciava, i ricordi le affollavano la mente.
“Chi l’avrebbe mai detto” si disse, prima di posare la sua testa sul comodino e spegnere la luce.
Il XV Reggimento superò le dune e fu falciato dai fucilieri; i corpi si ammassarono su quelli del XIV Reggimento.
"Maggiore, le munizioni non basteranno per molti altri assalti!"
"Maledetti soldati a stampa digitale! Maledette IA!"
"Maledetto capitalismo!"
"Sì..." rispose cupo.
Arrivò dal nulla, il Cavaliere senza nome, quando ancora la guerra con Tobol infuriava.
La sua presenza fu decisiva: per mesi lottò al nostro fianco e fu la sua divisione a sconfiggere Tobol.
Eppure nessuno conosceva il suo nome, o il suo volto.
Poi un giorno non c'era più.
Ci fu un enorme stupore, all'inizio del III millennio, quando il sommo riconoscimento dell'Agone Musico non andò ad alcuna musa delle arti ma alla "giovane" Phóneia, musa di ogni serial killer nel trentennio precedente.
Ma vedeste che lavoro encomiabile! Grottesco e sublime.
Ad annunciarli fu il rumore dei loro zoccoli.
“Eccoli!” Ava indicò il branco; erano cervi ma erano scheletri. In mezzo, il loro signore, due metri di bestia scheletrica fiera e imponente.
Come in posa, ci permisero di scattare tutte le foto che ci servivano, prima di andarsene.
Roy aveva il dono di trasformarsi in ciò che voleva, come tanti nati nell'87. Almeno, quelli che erano sopravvissuti.
"Sai - mi disse un pomeriggio - il guaio è poter essere qualsiasi cosa tranne quello che voglio."
Non sapevo cosa rispondere.
A distanza di anni ci penso ancora.
Avevano atteso millenni, perché l’immortalità si accompagna alla pazienza.
Attendere non era un problema. Il furto, quello era intollerabile.
Se lo ripresero di nascosto, una notte; il mattino seguente in tutto il pianeta non c’era più il fuoco, o un qualunque modo di accenderlo.
- avete sentito l'ultima?
- CHE?
- i barbari hanno assalito l'enclave del santo.
- Oh No.
- già. ci sono resti sparsi per miglia.
- POVERI BASTARDI! NON SI SCHERZA CON IL SANTO!
- Ma Secondo Voi È Un Vero Santo?
- AMMESSO CHE SIA UMANO.
- In Lui C'è Qualcosa di Oscuro.
- zitti!
Dicevamo sempre che l'innovazione avrebbe segnato la fine della tradizione.
Forse lo facevamo perché - consciamente o meno - avevamo un terrore troppo grande dell'ipotesi opposta.
Il giorno in cui gli yokai infestarono la rete fu il primo giorno del collasso dell'umanità.
Mentre i lord conestabili e i dignitari delle famiglie si azzuffavano per il trono, la corona fantasma si manifestò sulla testa di Olga.
Un'intera corte spettrale riempì i vuoti del mondo reale, inginocchiandosi davanti alla sua nuova regina.
Nessuno ebbe il coraggio di opporsi.
"Mi parli della sua vita".
"Di solito conduco io le interviste" ribatté il reporter.
"Di solito."
Di slancio, gli raccontò l'infanzia, le vacanze, i primi amori e gli ultimi, il lavoro, i suoi hobby e--
"Basta, buonanotte" lo interruppe.
Ora nello specchio c'era solo il reporter.
Negli ultimi giorni del politeismo di Silvestria, Gwult e Filarsia decisero che non c’era abbastanza spazio per entrambi.
Fu una battaglia violentissima, che durò mesi, che infine vide Filarsia svettare sul cadavere dell’avversario.
Ora regnava sulle macerie si un mondo morto.
"Si dice che nemmeno la Morte avesse potere sul Cavaliere Sacro - raccontava il novizio - Era il prediletto degli dei."
"A me sembra più una condanna" risposi.
"Come!?"
Scostai il kevlar e mi colpii al petto con un pugnale laser. La lama si dissolse.
Restò a guardarmi ammutolito.
Tremendo e oscuro è il Re della Notte: un ammasso di nulla dagli occhi inquisitori, che tutti temono. Tutti tranne la sua compagna, la Dama della Pioggia, filiforme, candida come la neve e meravigliosa.
Quando le chiedono come può stare con lui, lei sorride e lo prende per mano.
"Arrivano una volta l'anno, ammantati da capo a piedi. Attraversano la città giudicando chiunque incrocino; i puri sono costretti a unirsi a loro, i peccatori vengono giustiziati sul posto.
Vediamo - disse menando un fendente - come se la cavano contro qualcuno che non li teme."
"Ti aspettavo prima" mi disse dalla penombra della stanza.
"Mi dispiace" risposi entrando; reagiva ai miei passi mentre mi avvicinavo.
"Non importa" disse.
Il rumore statico prese la forma di un sorriso sullo schermo del vecchio televisore che conteneva l'anima di mio padre.
L'Anziano gli porse una tazza di tè molto chiaro e profumato.
"Per prima cosa osserva" disse.
Lui studiò il proprio riflesso fino a che questo ricambiò la sua curiosità; lo vide annuire, invaso dalla completa comprensione di sé.
Fu allora che l'Anziano gli disse "Ora puoi bere".
Ero vicino a lui quando prese il telefono per sbloccarlo con il volto.
Errato. Errato. Errato.
"Uh?"
Provò l'impronta.
Errato. Errato. Errato.
"Ma che ha 'sto coso?" sbottò.
"Ahah, è come se tu fossi un'altra persona!"
Sorrise teso.
Improvvisamente non faceva più tanto ridere.
A seguito della sesta rivoluzione industriale, il Polmone era la sola area verde rimasta a fornire ossigeno all'ultimo insediamento umano.
Si dice che sia per questo che è scampato al cemento, ma non è così: da sempre le piante reclamano la vita di chiunque pensi di edificarvi.
A volte fingo di avere la musica in cuffia per origliare ciò che si dice attorno a me. Anche stamani, al bar; forse sarebbe stato meglio evitare. Gli avventori parlavano una lingua non umana e devono aver capito che li ascoltavo.
Fuggo da ore, ma so che prima o poi mi troveranno.