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Per Guido Scorza le dimissioni dal Garante della privacy sono “la decisione giusta per motivi ingiusti”. In questa intervista ci spiega perché Dal caso Ray-ban Meta ai rapporti con il suo studio legale E-Lex, dalle spese contestati ai mesi di fuoco nel collegio: il racconto dell'avvocato che ha fatto un passo indietro dopo lo scandalo che ha...

Almeno ha avuto la dignità di dimettersi.

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Cose da Garante: Guido Scorza racconta come sono andate le cose

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#redhotcyber #news #protezionedatidipersonali #guidoscorza #autoritagarantedit #crisidellautorit

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GOOD MORNING PRIVACY! | Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito. – Guido Scorza

GOOD MORNING PRIVACY! | Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito.
#GuidoScorza

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GOOD MORNING PRIVACY! | Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito. <figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-block-embed-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper"> <iframe allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" allowfullscreen="" frameborder="0" height="152" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/5ee0NLvImpYhHjnhSWWZjs?si=Gp5H-b0bSuedvayzTehiEA&amp;utm_source=oembed" style="border-radius: 12px" title="Spotify Embed: Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito." width="100%"></iframe> </div></figure> <p>Il “fair use” è un’altra cosa. Parola di un giudice pentito.</p> <p>“Un uomo intelligente sa quando ha ragione; un uomo saggio sa quando ha torto. La saggezza non mi trova sempre, quindi cerco di accoglierla quando lo fa, anche se arriva tardi, come in questo caso. Rivedo quindi il mio giudizio sommario del 2023 e l’ordinanza in questo caso”.</p> <span id="more-2222"></span> <p>Personalmente questo incipit della decisione con la quale un giudice americano l’altro ieri ha, almeno per il momento, stabilito che usare materiale protetto da diritto d’autore per addestrare algoritmi destinati a dar vita a servizi concorrenti rispetto a quello nel cui ambito è pubblicato il materiale protetto rappresenta una violazione del diritto d’autore, vale da solo il caffè di questa mattina.<br/>Raro, rarissimo. Un Giudice che ammetta un proprio errore di valutazione e ritorna sui suoi passi per correggere il tiro.</p> <p>Ma bellissimo, nobile e prezioso, capace di far ben sperare sul futuro dell’umanità e, quindi, secondo me, particolarmente, adatto a accompagnare il caffè del mattino.</p> <p>Venendo al caso specifico per non perdermi nel romanticismo la sintesi è semplice: Thomas Reuiters è, tra l’altro, editore di uno dei più grandi database legali al mondo, un database nell’ambito del quale i documenti sono preceduti da brevi note che ne riassumono i tratti essenziali.</p> <p>Ross Intelligence, una società intenzionata a creare un sistema di intelligenza artificiale destinato a supportare i professionisti del diritto nell’accesso e riuso di provvedimenti – leggi e sentenze – americani ha, anche se indirettamente ovvero attraverso un fornitore terzo, dragato a mani basse l’archivio della Reuiters per addestrare i propri modelli.</p> <p>Davanti alle contestazioni della Reuiters ha, tra l’altro, eccepito il fair use, l’eccezione prevista dalla disciplina americana sul copyright che consente il riuso di altrui contenuti senza alcuna autorizzazione del titolare originario dei diritti sui contenuti in questione.</p> <p>Secondo il Giudice-pentito, tuttavia, quest’eccezione sarebbe infondata e non avrebbe futuro nella prosecuzione del giudizio.<br/>Non potrebbe considerarsi fair, corretto un utilizzo di contenuti protetti da diritto d’autore che abbia lo scopo o anche solo l’effetto ultimo di far concorrenza a chi su quei contenuti detiene i diritti d’autore.</p> <p>La decisione è sommaria, riguarda un caso specifico diverso da quello relativo all’addestramento dei grandi modelli di AI generativa ma segna, comunque, un indirizzo e principi decisamente utili.</p> <p>Forse, quello che sta accadendo, con pochi giganti che sfamano i loro algoritmi con contenuti creativi prodotti dall’intera umanità, spesso per andare a far concorrenza proprio ai titolari dei diritti su questi contenuti non è così tanto lecito.<br/>Ma staremo a vedere.</p> <p>Frattanto godiamoci la bellezza di un giudice che dice di aver sbagliato e si corregge.</p> <p>Buona giornata per davvero e, naturalmente, good morning privacy!</p>

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DIRITTO DELL’INFORMAZIONE | INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNA MINACCIA PER LA PRIVACY – Guido Scorza

DIRITTO DELL’INFORMAZIONE | INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNA MINACCIA PER LA PRIVACY
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DIRITTO DELL’INFORMAZIONE | INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNA MINACCIA PER LA PRIVACY <p><a href="https://dirittodellinformazione.it/intelligenza-artificiale-una-minaccia-per-la-privacy/">Diritto dell’informazione <strong>– Di Ruben Razzante</strong></a></p> <p><em>Guido Scorza e Componente del Collegio Garante per la protezione dei dati personali e membro del nostro comitato scientifico, mette in guardia dai pericoli dell’intelligenza artificiale per i nostri dati personali ma sottolinea la necessità di non fermare l’innovazione</em><a href="https://dirittodellinformazione.it/wp-content/uploads/2025/02/Guido-Scorza-foto.jpg"></a></p> <p><strong>In che modo l’intelligenza artificiale può aiutare gli avvocati nel corretto svolgimento</strong><br/><strong>della professione?</strong><br/>Credo che le possibili forme di impiego dell’intelligenza artificiale in uno studio legale siano le più disparate e che, anzi, probabilmente, ce ne siano di oggi inimmaginabili. Stando a quello che oggi si può ipotizzare credo si vada dalle più elementari alle più complesse. Le prime vanno dal riassunto di opinioni dottrinarie e giurisprudenziali, alla ricerca, passando per il supporto nella redazione e traduzione di ogni genere di documento legale.<br/></p> <p>Le seconde, già oggi, permettono, certamente, l’analisi artificialmente intelligente di casi elementari e ricorrenti e la generazione, completamente automatizzata, di taluni atti. Credo, però, che una delle funzionalità più preziose dell’intelligenza artificiale in Studio possa essere rappresentata dalla capacità predittiva rispetto all’esito di specifiche fattispecie: come finirà una lite davanti al Tribunale di Milano o alla Corte d’Appello di Roma, come si pronuncerà la Corte di Cassazione, in che misura saranno determinati assegni di mantenimento o risarcimento dei danni, quanti mesi serviranno per la sentenza di primo grado o per quella di secondo davanti a questo o quel giudice.<br/><br/>Forme di impiego di questo genere potrebbero produrre risultati straordinari sia per i clienti, sia per il sistema giudiziario nel suo complesso perché potrebbero avere una grande efficacia deflattiva e spingere le parti a preferire accordi e transazioni: inutile iniziare una lite, specie in materia civile o amministrativa, se se ne conosce con ragionevole probabilità l’esito e, allo stesso tempo, inutile resistere.<br/>Ma, come detto, la mia sensazione è che siamo solo all’inizio.</p> <p><strong>Crede che l’intelligenza artificiale sia una forte minaccia per la tutela dei nostri dati</strong><br/><strong>personali?</strong><br/>Si. È l’altra faccia della medaglia rispetto a applicazioni tecnologiche che promettono benefici straordinari per l’intera umanità in ambiti e settori diversissimi, giuridico e giudiziario inclusi. Il punto è che per addestrare gli algoritmi, specie in taluni ambiti, servono quantità importanti di dati anche personali che, troppo spesso, non sono e non saranno raccolti in modo trasparente.</p> <p>Ma soprattutto che decisioni suggerite o, addirittura, assunte da algoritmi addestrati partendo da dataset inidonei, per qualità, affidabilità, assortimento dei dati in essi presenti o mancato aggiornamento possono dar luogo a enormi discriminazioni capaci letteralmente di travolgere l’identità di una persona e modificarne il corso della vita.<br/><br/>Dati personali e identità personale, quindi, sono e saranno sempre di più minacciati<br/>dall’intelligenza artificiale. Questi rischi, naturalmente, non suggeriscono di tirare il freno dell’innovazione in materia di intelligenza artificiale ma, semplicemente, di inserire la protezione dei dati personali e<br/>dell’identità personale tra i vincoli di ogni progetto basato sugli algoritmi.<br/><br/>Più si investe nella progettazione ispirata, tra gli altri, al principio della privacy by design, più saremo in grado di abbattere rischi che, peraltro, dobbiamo accettare siano, in una certa percentuale, ineliminabili e rappresentano il prezzo da pagare per beneficiare di quanto l’intelligenza artificiale può offrire alla società. E, però, deve trattarsi di un prezzo ragionevole e sostenibile nella dimensione umana e in quella democratica.<br/></p> <p>Per essere tale questo prezzo deve essere rappresentato da quella percentuale ineliminabile di rischio residua dopo che si sia investito nella sua eliminazione le stesse risorse che si sono investite nella progettazione e implementazione delle altre componenti del progetto. La privacy, insomma, non è meno importante dell’innovazione e viceversa.</p> <p><strong> Lei ha esercitato il diritto di non vedere utilizzati i suoi dati da parte di ChatGPT. Ci</strong><br/><strong>spiega concretamente come fare?</strong><br/>È relativamente facile.<br/>Quello che io ho esercitato è il c.d. diritto di opposizione riconosciuto a chiunque viva in Europa dal GDPR, la disciplina europea sulla protezione dei dati personali nonché sulla loro libera circolazione.<br/>In particolare, il diritto di opposizione, consente a chiunque di noi di chiedere a qualunque titolare del trattamento che tratti i nostri dati personali sulla base del c.d. legittimo interesse – quello sulla cui base OpenAI ha dichiarato di aver raccolto e trattare i dati personali dell’intera umanità o di una sua percentuale rilevante – di interromperne il trattamento senza neppure dover spiegare le ragioni a monte di tale richiesta.<br/><br/>Ricevuta la richiesta il titolare del trattamento deve cessare ogni trattamento dei dati<br/>personali del richiedente salvo che non ritenga che il proprio interesse – quello sulla cui<br/>base ha iniziato il trattamento medesimo – non sia prevalente rispetto alle istanze di<br/>privacy rappresentategli dall’interessato.<br/><br/>OpenAI, in relazione a ChatGPT, oggi consente a chiunque l’esercizio di questo diritto<br/>attraverso un apposito link presente nell’informativa sulla privacy pubblicata sul sito.<br/>Bisogna, tuttavia, essere chiari: quello che OpenAI, allo stato, fa ricevuta la richiesta è<br/>semplicemente impostare un filtro che impedisce agli specifici dati personali oggetto della<br/>richiesta – per esempio il nome “Guido Scorza” – di apparire nelle risposte che il Chatbot<br/>da agli utenti. Non è però possibile, almeno per ora, ottenere per davvero la eliminazione di tutti i dati<br/>personali e la cessazione di ogni trattamento. In questa direzione credo ci sia ancora tanta strada da fare.<br/></p> <p><strong>Desidera raccontare un’esperienza particolarmente positiva o negativa che le è</strong><br/><strong>capitata con l’intelligenza artificiale?</strong><br/>Non ne ho e forse proprio questa circostanza è al tempo stesso la più positiva e la più<br/>negativa delle esperienze. Mi spiego meglio: utilizziamo tutti, ormai, l’intelligenza artificiale nel nostro quotidiano e lo facciamo in modo “trasparente” – ovvero senza neppure rendercene conto o senza saperlo – il che da un lato è caratteristico delle innovazioni più potenti, più pervasive e destinate a cambiarci più significativamente la vita ma dall’altro è caratteristico anche delle innovazioni più pericolose e insidiose, perché proprio quella trasparenza, può farci perdere di vista l’esigenza di usarla con prudenza. Nell’età di mezzo che stiamo vivendo, quindi, per me, l’impiego dell’intelligenza artificiale<br/>rappresenta sempre – o quasi – un’esperienza molto positiva e al tempo stesso, negativa<br/>in analoga misura.</p> <p>FONTE: <a href="https://dirittodellinformazione.it/intelligenza-artificiale-una-minaccia-per-la-privacy/">https://dirittodellinformazione.it/intelligenza-artificiale-una-minaccia-per-la-privacy/</a></p>

DIRITTO DELL’INFORMAZIONE | INTELLIGENZA ARTIFICIALE, UNA MINACCIA PER LA PRIVACY
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In teoria quindi per essere sicuri che un nostro scritto inljne non venga "pescato" per allenare o farcire una AI basta scrivere

GUIDO SCORZA
#GUIDOSCORZA tipo safe word LOL

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