young sherlock (2026)
Non lasciatevi ingannare dalla presenza di Guy Ritchie e dal suo legame con la figura di Sherlock Holmes: questa serie non solo non c’entra nulla con i due riusciti film con Robert Downey Jr, ma ha anche poco a che fare con il tipico cinema del regista inglese. Ritchie sembra fissare il tono e l’estetica, ma cura direttamente la regia solo dei primi episodi: l’impronta action, i combattimenti spettacolari e gli inseguimenti sono uno specchietto per le allodole per un prodotto che rivela molto presto ben altra natura.
Puntata dopo puntata la brillantezza di dialoghi, personaggi e situazioni inizia a venir meno e l’apparente struttura verticale del “caso di puntata” lascia spazio a un’unica, grande vicenda famigliare che coinvolge l’intera famiglia Holmes. Una storia che propone spunti interessanti ma che viene sviluppata con un po’ troppa superficialità, in una ricerca costante e spasmodica del colpo di scena a tutti i costi.
I personaggi non hanno un reale sviluppo e i rapporti tra di loro finiscono per non andare mai oltre l’interessante spunto iniziale. Una serie che non ha il carisma di nessuna delle versioni di Sherlock Holmes cui sembra volersi ispirare, che prova a essere un po’ troppe cose ma finisce per assomigliare a una origin story ritmata ma senza mai il mordente necessario per lasciare qualcosa di realmente memorabile. E così il mitico Sherlock Holmes finisce per assomigliare al più generico e standard degli investigatori: non il massimo per uno dei più importanti miti letterari di tutti i tempi.
Young Sherlock racconta le origini del famoso investigatore: grandi aspettative ma risultato finale non certo esaltante. Un gran peccato.
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