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La saga di Mission Impossible è legata in maniera inscindibile al volto di Tom Cruise e ne ha seguito la carriera con i suoi alti e bassi. Partendo dall'apice del successo negli anni 90, fino al lento declino dei primi 2000, per poi risorgere dalle ceneri con Rouge Nation e Fallout, che sono ancora ad oggi tra i migliori film action degli ultimi decenni.

Il problema è che Tom non è riuscito a contenere il suo ego e questo ha fagocitato completamente gli ultimi due capitoli (non) conclusivi della saga. Se il primo, Dead Reckoning, soffriva nella scrittura sfilacciata e nella sensazione di aver allungato il brodo per giustificare un secondo capitolo, questo Final Reckoning fatica tantissimo ad ingranare e quanto finalmente inserisce la marcia giusta, è ormai troppo tardi.

Parte lento, cercando di tirare le fila del discorso e provando, in maniera molto confusa, a creare un collegamento con tutti i capitoli della saga. Anche a livello di montaggio incespica, l’azione è fluida, divertente, ma sembra arrancare nel cercare di sopperire ai limiti di età del caro Tom. Perchè, diciamocelo, nonostante Tom ostenti il suo fisico, è comunque un signore di 60 anni.

Perché il problema qui è proprio l’auto consacrazione al messia che Tom Cruise fa di sé stesso attraverso il personaggio di Ethan Hunt. Integerrimo, inscalfibile e infallibile, ultimo baluardo del “cinema alla vecchia maniera” contro il “cinema digitale”. E non so quanto ci sia di Scientology dietro questa esaltazione divina del suo personaggio. Poi è vero, il vecchio Tom ci butta anima e corpo nelle sequenze d’azione e sebbene quella conclusiva, appesa al biplano, anche se un po’ ridondante, è impressionante, è con la sequenza nel sottomarino che si costruisce davvero la tensione e si porta avanti il film. Perchè, per il resto,  Final Reckoning è un film che arranca, ha il fiato corto, ma non lo vuole ammettere e non ha il coraggio di uscire di scena con un ultimo grandissimo sacrificio.

La saga di Mission Impossible è legata in maniera inscindibile al volto di Tom Cruise e ne ha seguito la carriera con i suoi alti e bassi. Partendo dall'apice del successo negli anni 90, fino al lento declino dei primi 2000, per poi risorgere dalle ceneri con Rouge Nation e Fallout, che sono ancora ad oggi tra i migliori film action degli ultimi decenni. Il problema è che Tom non è riuscito a contenere il suo ego e questo ha fagocitato completamente gli ultimi due capitoli (non) conclusivi della saga. Se il primo, Dead Reckoning, soffriva nella scrittura sfilacciata e nella sensazione di aver allungato il brodo per giustificare un secondo capitolo, questo Final Reckoning fatica tantissimo ad ingranare e quanto finalmente inserisce la marcia giusta, è ormai troppo tardi. Parte lento, cercando di tirare le fila del discorso e provando, in maniera molto confusa, a creare un collegamento con tutti i capitoli della saga. Anche a livello di montaggio incespica, l’azione è fluida, divertente, ma sembra arrancare nel cercare di sopperire ai limiti di età del caro Tom. Perchè, diciamocelo, nonostante Tom ostenti il suo fisico, è comunque un signore di 60 anni. Perché il problema qui è proprio l’auto consacrazione al messia che Tom Cruise fa di sé stesso attraverso il personaggio di Ethan Hunt. Integerrimo, inscalfibile e infallibile, ultimo baluardo del “cinema alla vecchia maniera” contro il “cinema digitale”. E non so quanto ci sia di Scientology dietro questa esaltazione divina del suo personaggio. Poi è vero, il vecchio Tom ci butta anima e corpo nelle sequenze d’azione e sebbene quella conclusiva, appesa al biplano, anche se un po’ ridondante, è impressionante, è con la sequenza nel sottomarino che si costruisce davvero la tensione e si porta avanti il film. Perchè, per il resto, Final Reckoning è un film che arranca, ha il fiato corto, ma non lo vuole ammettere e non ha il coraggio di uscire di scena con un ultimo grandissimo sacrificio.

Tom Cruise e l'auto consacrazione a Messia.

#missionimpossible #tomcruise #finalreckoning #moviereview #recensioniveloci #recensionifilm #film #alcinema

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Il #Gladiatore2 è una furbata, chiaramente. Assodato questo, intrattiene, e riesce a farlo per più di 2 ore senza mai stancare. #Washington si tira dietro la storia come se nulla fosse. Ma le sue capacità sono conosciute. La precisione storica non è lo scopo del film, e ci sta.
#Cinema #alCinema

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Oceania non mi era piaciuto. #Oceania2 non mi è piaciuto, ma l’ho apprezzato maggiormente. Sul futuro live action resto invece molto curioso.
#Cinema
#alCinema

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Preview
L'abbaglio | Il trailer del nuovo film di Roberto Andò 01 Distribution ha condiviso in rete il trailer ufficiale di L'abbaglio, il nuovo film diretto da Roberto Andò.

01 Distribution ha condiviso in rete il trailer ufficiale di L’abbaglio, il nuovo film diretto da Roberto Andò.

#AlCinema dal 16 gennaio

www.universalmovies.it/labbaglio-tr...

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Non avrei mai mai e ancora mai detto che #Wicked mi sarebbe piaciuto. Diverte fino alle risate, in questo il personaggio di Ariana Grande è fenomenale, commuove, e propone di continuo spunti di riflessione. Il tutto raccontato sempre con intelligente semplicità. Merita.
#Cinema #alCinema

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#GiuratoNumero2 è l’ennesima prova, tra l’altro totalmente superflua, che #ClintEastwood sa elevare a capolavoro qualsiasi storia ci racconti.
#alCinema
#Cinema

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Dalla regista di «PROFESSOOOOREEE»
@shesraindrops e @MarcoMm presentano:
«AH QUINDI OCCHÈ».
#AlCinema.
#HDemia

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LA FARINA DI PEYOTE.
Un film di @shesraindrops.
Sponsored By «Le schiacciatine di @MarcoMm» #ALCINEMA
#HDemia

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La vitE è bella.
#AlCinema
#MaiDaTe #HungryFoolish

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Marco Mennillo in
«Il Povero Coglione»
Presto. Molto presto. #AlCinema.

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I misteri del http://vb.net/ prossimamente nei migliori cinema -.-" #alcinema

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