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Al PAC di Milano prima mostra antologica del duo Lovett Codagnone Milano, 8 lug. (askanews) - Il ruolo e le dinamiche del potere in tutti gli ambiti della vita, politico, economico, sociale, personale, intimo e sessuale e le pratiche di dissenso per scardinarlo e evidenziarne i meccanismi sono alla base del lavoro del duo Lovett Codagnone a cui il PAC di Milano dedica la prima mostra antologica: I Only Want You to Love Me. Il duo artistico composto da John Lovett (USA, 1962) e Alessandro Codagnone (Italia, 1967 - USA, 2019) si forma nel 1995 a Milano come sodalizio artistico e sentimentale. Al momento del loro incontro, Lovett lavora come fotografo, mentre Codagnone si dedica alla sperimentazione video. Da questa collaborazione nasce Lovett Codagnone, attivo fino alla scomparsa di Codagnone nel 2019. Il loro lavoro ha spaziato dalla fotografia alla scultura, dal video all'installazione fino alla performance, medium che spesso vede protagonisti gli stessi artisti in un gioco delle parti teso a smascherare i rapporti di forza all'interno delle relazioni interpersonali. Tra le influenze teoriche l'Antiteatro di Rainer Werner Fassbinder e il Teatro della Crudeltà di Antonin Artaud, riferimenti che si intrecciano con un immaginario erotico-politico radicato nella sottocultura sadomasochista. La musica è stata un elemento importante nell'esperienza artistica di Lovett Codagnone che nel 2008 fondano la band Candidate con il musicista Michele Pauli, storico membro dei Casino Royale. Questo si ritrova anche nel percorso della mostra, ricco di suoni: dalle documentazioni video delle performance alle citazioni momenti e luoghi altri fino al documentario Opening (2001), diretto da Antonio Cavallini e dedicato alla produzione dei photo album firmati dagli artisti. L'opera Death Disko: Last Dance (2015) celebra con la ripetizione ossessiva e stanca dell'intro di Last Dance di Donna Summer il funerale dell'epoca della DiscoMusic, simboleggiata anche dalla pista da ballo distrutta. Nella sala anche la serie fotografica After Roxy (1998-2015) che ritrae gruppi di corpi nudi, stretti in diverse forme di abbraccio in cui sono presenti gli stessi artisti, a turno autori dei diversi autoscatti. Le immagini parlano di una famiglia scelta basata su connessioni affettive. In For You (2003) in due artisti danzavano su una piattaforma rotante vestiti come ballerini di tango, costretti in una posa dall'equilibrio precario, possibile solo grazie al coltello a doppia lama su cui e incisa la scritta For You, tenuto in bocca da entrambi alle due estremità. La colonna sonora fonde il brano Libertango di Astor Piazzolla con la lettura in spagnolo di un brano tratto dall'Evaristo Carriego (1933) di Jorge Louis Borges. L'opera Walk in Silence (2007) utilizza il potenziale performativo del linguaggio: una sequenza di poster sui quali appare reiterata la frase There are too many ways that you can kill someone like in a love affair when the love is gone che suggerisce la crudeltà dei rapporti affettivi quando la fine di un amore si trasforma in una forma di dominio dell'altro. Sempre nel parterre del PAC Ruined in a Day (2007) che consiste in una serie di barricate ribaltate, come se ci si trovasse di fronte al termine di una rivolta. All'installazione Truth Is Born of the Times, not of Authority (2012) si accede attraverso una barriera di rete metallica dal titolo You Must Not Want to See Everything (2012). Al di là tre rotoli di filo spinato fungono da casse sonore e diffondono un brano dei Candidate e su questa base sonora si inserisce il testo di Vita di Galileo di Bertolt Brecht, che richiama la libertà del pensiero critico. Il neon I Only Want You to Love Me (2004 -2025), che riproduce fedelmente il carattere tipografico del poster dell'omonimo film di Rainer Werner Fassbinder del 1976, è di nuovo uno slittamento dal privato al pubblico di questa richiesta di amore incondizionato, trasformando il bisogno di affetto in un gesto politico. L'opera video Perfect Day (1998) mostra un serpente che lentamente divora un ratto sulle note della celebre canzone di Lou Reed e nella stessa sala c'è un'installazione di grandi cubi fotografici, Greetings (1996). Gli espositori ospitano immagini fotografiche scattate nel corso degli anni Novanta, in un clima ancora ampiamente omofobo e conservatore, e ritraggono i due artisti in contesti urbani e domestici, mentre indossano abbigliamento leather/BDSM: veri e propri atti di esposizione politica e rivendicazione degli spazi. Fra questi la vetrina di Prada in Via Montenapoleone con una suora che passa sotto la pioggia mentre gli artisti sono in posa. L'esposizione I Only Want You to Love Me, curata da Diego Sileo è visitabile fino al 14 settembre 2025. È promossa dal Comune di Milano, prodotta dal PAC e Silvana Editoriale e realizzata in collaborazione con Participant Inc. di New York.La mostra è dedicata alla memoria di Alessandro Codagnone ed è l'occasione per capire la rilevanza del duo di artisti nel panorama italiano e internazionale, oltre alla loro influenza sulle generazioni successive.

➡️ Leggi l'articolo: #Arte #Mostra #Milano #LovettCodagnone #PACMilano

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I matrimoni imperfetti di Emi Fontana al PAC di Milano Milano, 5 lug. (askanews) - Nella Project Room del PAC di Milano fino al 14 settembre la mostra Matrimoni imperfetti. Storie e immagini dall'Archivio della Galleria Emi Fontana (1992-2009). Il titolo riprende quello utilizzato dalla stessa Emi Fontana in occasione della mostra per il decimo anniversario della galleria, esprimendo il legame intimo e complesso tra artista e gallerista: una relazione quasi familiare, a tratti complicata, ma imprescindibile per il processo creativo. Un matrimonio imperfetto che diventa anche metafora del suo rapporto con la città di Milano, luogo di vita e lavoro, terreno fertile per la sperimentazione artistica non privo di sfide e ostacoli. La curatrice Giulia Zompa ha raccontata l'esposizione ad Askanews: "La mostra è un omaggio a una galleria milanese divenuta storica, fondata da Emi Fontana nel 1992 in viale Bligny 42, una galleria che nel giro di pochi anni è diventata un punto di riferimento imprescindibile nel panorama artistico italiano. Ho cercato di restituire la visione di Emi Fontana di quegli anni e l'identità della galleria: gli artisti sono l'identità della galleria e troviamo un display che si muove in una costellazione di artisti con delle cronologie non rigide. C'è come un ponte tra delle istanze e delle tematiche su cui Eri Fontana si è concentrata tra gli anni Novanta e Duemila che risuonano con gran forza ancora oggi, una programmazione molto attenta alle artiste donne e infatti il primo anno di attività è interamente dedicato ad artiste donne, anche ad artiste che, insomma, sposavano e riversavano nel loro lavoro delle questioni legate al femminismo. Si tratta di un'attenzione che ritroviamo anche nel corso del tempo: con quasi dieci anni di scarto trovano spazio all'interno della galleria Alessandra Sfranzi e Monica Bonvicini; quindi un forte supporto alle artiste donne, e del resto Emi Fontana era una gallerista donna giovane negli anni Novanta in un contesto ancora molto maschile. Ci sono poi delle tematiche legate all'ecologismo: Olafur Eliasson fa la sua prima mostra italiana da Emi Fontana, siamo nel 1996. Ci sono poi molti temi sociali: il lavoro di Lovett e Codagnone che è poi anche la ragione per cui questa mostra nasce in concomitanza con il main show del Padiglione d'Arte Contemporanea e ancora René Green, Adrian Piper, Sam Duran, Mike Kelly, figure per cui i temi sociali sono stati centrali. La volontà è stata quella proprio anche di comune accordo con la stessa Emi Fontana di presentare una mostra che fosse una mostra di documentazione storica, senza opere, quindi l'intero racconto della galleria è delegato ai materiali d'archivio. Incontriamo i poster che appunto dagli anni Duemila vengono piegati e spediti per invitare i visitatori, le persone a vedere le mostre. Quattro video a corredo della mostra documentano l'attività, le performance, le azioni che si sono svolte in galleria. Troviamo le mostre ma raccontate dai comunicati stampa dell'epoca, dalle riviste dell'epoca e quindi da critici, curatori, figure che hanno frequentato la galleria: questo anche nella volontà di mostrare una rete di relazioni, una comunità che frequentava lo spazio della Galleria Emi Fontana". La mostra della Project Room dialoga con la prima mostra antologica dedicata al duo di artisti John Lovett e Alessandro Codagnone, I Only Want You to Love Me, presente in contemporanea nelle altre sale del PAC di Milano.

➡️ Leggi l'articolo: #MatrimoniImperfetti #EmiFontana #PACMilano #ArteContemporanea #Milano

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relatable
#metalpanic #pacmilano

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pacmilano Dal 27 novembre al PAC la mostra personale di Marcello
Maloberti dal titolo METAL PANIC: un viaggio nel cuore di Milano, un racconto inedito di trasformazioni e sacralità del quotidiano, dove l'arte dialoga con lo spirito della città e il suo paesaggio urbano.
#pac #pacmilano

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