tutto bene (tranne il resto) claudio marinaccio harper collins (2025)
Gli adulti di oggi, quelli tra i 30 e i 40 anni, sono una generazione sperduta e incerta, posta esattamente in mezzo a un passato vecchio ma affascinante e un presente che corre veloce e non lascia spazio a nulla. Claudio Marinaccio, con i suoi fumetti in bianco e nero brevi e concisi, racconta molto bene questo smarrimento perenne tramite nove istantanee della sua vita, momenti di trauma e crescita frastagliati ma con cui è facilissimo empatizzare.
Un po’ di leggerezza, tanta malinconia e il peso infinito delle contraddizioni di una generazione che ha avuto tutto ma si è ritrovata spesso senza niente, incapace di coronare fino in fondo sogni e aspettative. C’è tutto quello che fa (o ha fatto parte) delle vite di tanti: amore, gelosia, sigarette, alcool, inadeguatezza, insicurezza, serate improbabili, disagi perenni e quel senso di inadeguatezza che non va mai via.
Tutto bene (tranne il resto) si legge rapidamente ed è disegnato con una sgraziata ma efficace semplicità: cattura in modo interessante e non lascia più la presa, calando un po’ solo nella parte, forse troppo lunga, di un lungo viaggio in Cile. Un fumetto da millennial per millennial, una piacevole seduta psicanalitica in cui condividere disagi, paure, pensieri e guardarsi fieramente allo specchio in attesa che le cose inizino prima o poi ad andare meglio.
Piccoli racconti che sono un ritratto di una generazione. Tanti si riconosceranno nelle pagine più o meno allegre e più o meno disilluse e disincantate di Claudio Marinaccio.
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