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## L’esibizione del dominio: perché lo scandalo Piantedosi è un sintomo della nostra cultura del potere Share 0 Bluesky 0 Share 0 Share ### Iscriviti alla nostra Newsletter 6 min lettura Il tuo browser non supporta l’audio. Se la prima reazione alla storia dell’amante del ministro Piantedosi che spiattella la relazione _urbi et orbi_ è stata una risata divertita, possiamo e dobbiamo dircelo: è tutto normalissimo. Lo sbugiardamento pubblico dell’ipocrisia dei potenti è sempre godibile, a prescindere da chi è la persona di potere, e il Ministro dell’Interno è indubbiamente una delle persone più influenti e rilevanti del paese. Difficile non trovare deliziosa la storia della giornalista Claudia Conte che si fa intervistare apposta per rivelare (con simulata pudicizia) la relazione che la lega a Piantedosi, coniugato (con la Prefetta di Grosseto, per giunta) e padre, soprattutto se la destra di cui Piantedosi è espressione tratta la famiglia eterosessuale tradizionale come sacramento fondativo della civiltà e arma retorica da brandire in faccia a chi “tradizionale” non è. L’irritazione per il sospetto che il rapporto sia basato su una qualche forma di transazione subentra dopo, quando ci si concentra sulla quantità di cariche pubbliche che si sospetta siano state assegnate alla giornalista in questione come conseguenza (diretta o indiretta) del legame: alcune pagate, altre a titolo gratuito ma comunque in posizioni che le assicurano prossimità con i vertici delle istituzioni. A cui segue, quasi subito, la necessità di individuare le responsabilità di quell’irritazione e di eventuali condotte lesive dell’interesse pubblico. Di chi è la colpa? Dell’uomo che parcheggia la donna, o della donna che usa il proprio corpo per farsi parcheggiare? Chi va colpito con il biasimo? Chi sta compiendo l’abuso? Chi è che finirà per essere additata come espressione di un intero genere? La svergognata è lei, o è lui, quello senza pudore? È questo nodo, questo secondo scatto della narrazione, quello cruciale per stabilire su che binario verrà condotta la discussione pubblica sull’episodio scandaloso: è in questo punto che si sceglie a chi addossare il peso della responsabilità di eventuali condotte lesive dell’interesse pubblico. Avvicinare la lente d’ingrandimento alle conversazioni sul tema, soprattutto quelle più frivole e quotidiane, ci mostra con molta chiarezza quali comportamenti riteniamo accettabili per gli uomini o per le donne, la nostra idea di potere e della sua distribuzione. E come sempre, i nostri pregiudizi finiscono per influenzare quello che vediamo, un circolo vizioso che serve a rassicurarci sulla bontà e solidità delle nostre convinzioni. Quello che vediamo è: un uomo di potere, ormai anziano, che ha un’amante molto più giovane di lui, e questa amante ha avuto un certo numero di incarichi nella sfera pubblica. E questo è il dato specifico del caso e di molti altri casi simili. Il secondo dato, più impalpabile e generale, è la scarsità di donne nell’ambito pubblico, in particolare in ruoli prestigiosi e ben pagati: lo squilibrio è evidente, misurato e misurabile, ma quello che potrebbe sembrare un divario facile da colmare (addirittura il 31% di donne dirigenti, ci siamo quasi!) è anche un dato ingannevole. Se la media generale è meno di un terzo, la composizione del governo Meloni restituisce un’immagine molto più accurata della reale distribuzione delle donne ai vertici delle realtà in cui si giocano le partite più importanti: tolta la Presidente del Consiglio, le ministre sono – al momento – 5 contro 19, di cui 3 senza portafoglio, quindi prive di una vera autonomia amministrativa e decisionale. Eppure non sembrano proprio esserci dubbi: la svergognata, approfittatrice e arrampicatrice sociale è lei, la donna che ha usato le armi in suo possesso per accaparrarsi un posto all’ombra del potere. Non lui, che di quel potere dispone e ne ha fatto un uso così sconsiderato e irrispettoso della collettività. La donna in questione diventa, quindi, rappresentativa di un malcostume diffuso, se non addirittura di una minaccia più ampia: la femmina tentatrice, anzi (per citare Francesco Bei su _La Repubblica_), il “fattore V”, in cui “V” – a scanso di equivoci – sta per “Venere”. Gli uomini non sarebbero, quindi, soggetti pienamente in grado di autodeterminarsi ma povere creature indifese, incapaci di schivare la trappola tesa dalle tentatrici attratte dal loro potere. Streghe in grado di incantarli, perché si sa, da che mondo e mondo l’uomo è cacciatore e la donna smaliziata sa bene come sfruttare questo istinto primordiale. La femminilità è pericolo, è inganno, è sirena che attira i marinai con un canto ammaliante. Le donne non sono persone, sono armi improprie con le gambe sotto e le tette sopra. Nel novero dei poveri sventurati dell’orbita meloniana utilizzati per lanciare l’articolo sui social rientrano casi di fedifraghi conclamati (Piantedosi, ovviamente, e Gennaro Sangiuliano, dimessosi dall’incarico di Ministro della Cultura dopo il caso Boccia), altri su cui si concentrano sospetti mai acclarati (Francesco Lollobrigida, protagonista di più di un episodio da gossip: l’articolo cita una sua presunta relazione con una compagna di partito, mai confermata) e Andrea Giambruno, ex compagno di Meloni, colto dalle telecamere di Mediaset in atteggiamenti inopportuni e molesti con le colleghe. Non è chiaro come quest’ultimo rientri nel novero degli irretiti e che colpa ne avrebbero le sue colleghe, ma una volta che hai deciso che il problema sono le donne, vale tutto: anche chiamare “olocausto gradito alla dea Afrodite” un altro fuorionda con cui l’allora compagno della donna a capo del governo italiano suggeriva a una collega giovane di andare a fare “una cosa a tre” con un’altra, con cui avrebbe avuto “una tresca”. L’ultima volta che ho controllato, Afrodite era la dea dell’amore, non delle sbruffonate moleste. Esige una forma, anche tenue, di reciprocità. Il _fil rouge_ di tutti questi episodi, mi pare, non sono le donne ma il potere maschile: che nell’amante giovane esibita senza discrezione rileva un segnale di virilità spendibile nel confronto fra pari. Se questi uomini si sentono intoccabili, tanto da poter disporre della cosa pubblica come vogliono (e spesso non devono neppure chiedere: è sufficiente far arrivare la voce, “Guarda che quella sta con…”, e le aperture si creano come per magia) e delle donne come preferiscono, è perché quell’esibizione di dominio è vista con favore, rispetto e ammirazione dagli altri uomini. Il potere sessuale è considerato un’estensione di quello materiale: amanti giovani e colleghe costrette a tollerarti mentre ti smanacci in loro presenza ne sono il segno tangibile. La domanda per cui si crea un’offerta non è delle donne verso il potere e una collocazione professionale che altrimenti non sarebbe affatto garantita o raggiungibile con altri mezzi, ma degli uomini rispetto alla propria necessità di spuntare tutte le caselle del prestigio. Incarico importante e ben pagato, gente che deve fare quello che dici tu, beni materiali e donne, almeno due: quella del dovere e quella del piacere, quella che ti consente di darti un’aria di borghese rispettabilità e quella che segnala agli altri uomini che, per dirla con un romanismo molto efficace, _je l’ammolli_ ancora. ### Iscriviti alla nostra Newsletter Consenso all’invio della newsletter: Dai il tuo consenso affinché Valigia Blu possa usare le informazioni che fornisci allo scopo di inviarti la newsletter settimanale e una comunicazione annuale relativa al nostro crowdfunding. HP **Come revocare il consenso** : Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a [email protected]. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it. Che la questione sia culturale ce lo dice il fatto che fra le donne non esiste una forma d’ammirazione consolidata e condivisa per chi affida il proprio successo professionale alla seduzione. Le chiamiamo (purtroppo) con gli stessi nomi con cui le chiamano gli uomini, e le facciamo oggetto dello stesso tipo di disprezzo. Non ci troverete in una chat o su un forum intente a condividere le foto degli anziani potenti che stiamo sfruttando, ma se dovesse succedere, quella chat e quel forum non verrebbero fatte oggetto di culto e imitazione da parte di altre giovani donne. Boccia e Conte non diventeranno delle eroine popolari, vendicatrici del nostro genere vessato. A torto o a ragione, sono viste come traditrici, gente che è stata disponibile a fare per guadagno quello che il resto di noi non farebbe per dignità, se non per sopraggiunti limiti anagrafici. Il sessantenne di potere lo rimorchi a trent’anni, non a cinquanta, quando è difficile essere esibite come trofeo di caccia: la donna giovane ha un vantaggio competitivo che con il tempo si affievolisce, al contrario del potere maschile, che con l’età tende a crescere e a consolidarsi. La responsabilità è sempre di chi il potere lo agisce, non di chi lo subisce o può solo cercare di rosicchiarne un pezzetto per il proprio tornaconto personale, e rimane sempre la parte debole della relazione. Basta un attimo, una debolezza, un investimento sull’uomo sbagliato o una rottura precoce o non gradita alla controparte ed ecco che le porte si chiudono, spesso per sempre. L’ex “amante di” viene messa in castigo, relegata in un angolo, demansionata o dichiarata _persona non grata_. È difficile capire cosa passasse per la testa di Conte quando ha deciso di tirar giù tutto il palco, rivelando la propria relazione e quindi, di fatto, bollando sé stessa come “l’amante di”, ma le congetture lasciano il tempo che trovano. Se proprio dobbiamo ridere – e lo faremo: per arrabbiarci c’è sempre tempo – che sia per l’imperizia e la goffaggine con cui questi personaggi cercano di riprodurre il comportamento di chi li ha preceduti. _Immagine in anteprimavia rainews_ Scrivi un commento ### Annulla risposta Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati * Salva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento. Enter code * Δ Segnala un errore Claudia Contedisuguaglianze di generedominio maschilepatriarcatopiantedosipoteresessismo ### Il caso di Fabio Butera: i giornalisti non devono essere responsabili per i commenti pubblicati sui social media da terzi __ __ ### Condannato in appello per i commenti dei suoi follower. Il caso del giornalista Fabio Butera ci riguarda tutti

L'esibizione del #dominio: perché lo #scandalo #Piantedosi è un #sintomo della nostra #cultura del #potere - #ValigiaBlu

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I #coloni #israeliani uccidono impunemente i #palestinesi in #Cisgiordania: dal #2020 nessuna incriminazione - #ValigiaBlu

Ex dirigenti dell’ #esercito, della polizia e dei servizi segreti hanno definito un “ #terrorismo #ebraico #organizzato

#uno #netanyahu #criminal #war […]

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## Un alto ufficiale israliano afferma: a Gaza oltre 70mila morti Share 0 Bluesky 0 Share 0 Share ### Iscriviti alla nostra Newsletter --- 2 min lettura Il numero delle vittime degli attacchi di Israele a Gaza era uno dei dati più contestati, ma alcuni giorni fa un alto ufficiale dell'esercito israeliano ha affermato durante un incontro privato con diversi media israeliani, tra cui giornalisti di _Haaretz_ e _Times of Israel_ che le stime fornite in questi anni dal ministero della Salute di Gaza, gestito da Hamas, secondo cui dal 7 ottobre 2023 sono morti 71.667 palestinesi, sono corrette. Il conteggio include solo le persone uccise direttamente dal fuoco militare israeliano, non quelle morte per fame o per malattie aggravate dalla guerra. È stato identificato il 90% dei corpi con nome e numero identificazione senza però distinguere tra militanti e civili. La stima potrebbe essere anche prudente rispetto al numero reale delle vittime, considerato che il dato non include le persone date per disperse e che potrebbero essere sotto le macerie. Nel giugno 2025 era stato pubblicato uno studio secondo cui a gennaio dell’anno scorso, il numero di vittime per morte violenta era addirittura di 75.200 persone. All’epoca il ministero della Salute di Gaza parlava di circa 55.000 morti. In questi due anni di attacchi, Israele aveva definito “fuorvianti e inaffidabili” questi dati, senza però fornire altre stime e nonostante l’ampio consenso da parte di molte organizzazioni internazionali, governi, media e ricercatori sulla loro congruità. Israele aveva affermato di aver ucciso prima del cessate il fuoco dello scorso anno circa 24mila combattenti. Secondo la fonte militare sentita dai media israeliani, la stima del ministero della Salute di Gaza è sostanzialmente accurata, sebbene non sia in grado di distinguere tra vittime civili e militanti. L’IDF ha commentato che queste informazioni non riflettono i dati ufficiali dell’esercito e che “qualsiasi pubblicazione o rapporto su questo argomento sarà diffuso attraverso canali ufficiali e ordinati”. In precedenza l’IDF aveva affermato di ritenere che per ogni militante ucciso fossero stati uccisi due o tre civili. Intanto gli attacchi continuano a Gaza anche dopo l'entrata in vigore di un fragile cessate il fuoco nell'ottobre dello scorso anno. Il 29 gennaio altri due palestinesi sono stati uccisi nella zona orientale di Khan Younis, secondo quanto riferito dai medici, in un'area adiacente a quella in cui opera l'esercito. Secondo il ministero della Salute di Gaza, dal 10 ottobre 2025, sono stati uccisi almeno 492 palestinesi e quattro soldati israeliani. Gli attacchi proseguono mentre Israele e Hamas si preparano a passare alla seconda fase del cessate il fuoco, dopo il ritrovamento all’inizio della settimana del corpo dell'ultimo ostaggio israeliano rimasto a Gaza, l'agente di polizia Ran Gvili. ### Iscriviti alla nostra Newsletter Consenso all’invio della newsletter: Dai il tuo consenso affinché Valigia Blu possa usare le informazioni che fornisci allo scopo di inviarti la newsletter settimanale e una comunicazione annuale relativa al nostro crowdfunding. HP **Come revocare il consenso** : Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a info@valigiablu.it. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it. Israele ha dichiarato di aver accettato di riaprire il valico di Rafah che collega la Striscia di Gaza all'Egitto, principale punto di ingresso e uscita per i palestinesi, chiuso dal maggio 2024, quando le forze israeliane hanno preso il controllo della parte palestinese. Il valico di Rafah avrebbe dovuto essere aperto durante la prima fase del cessate il fuoco, ma il governo israeliano ha invece posto come condizione che Hamas facesse tutto il possibile per restituire il corpo di Gvili. L'esercito israeliano intende limitare il numero di palestinesi ammessi a Gaza per fare in modo che il numero di coloro che escono sia superiore a quello di chi entra, secondo quanto riportato da _Reuters_. _Immagine in anteprima: Palestinian News & Information Agency (Wafa) in contract with APAimages, Public domain, via Wikimedia Commons_ Scrivi un commento ### Annulla risposta Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati * Salva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento. Enter code * Δ Segnala un errore Gazaguerra Israele-HamasIDFIsraeleministero della salute di Gazavittime ### La normalità del bene: la lezione di Minneapolis che Trump e il mondo MAGA non riescono ad accettare __ __

Un alto ufficiale #israliano afferma: a #Gaza oltre 70mila morti - #ValigiaBlu

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#Software #libero e #infrastrutture: come l’ #UE sta provando a costruire un’alternativa a #Google e #Microsoft e a liberarsi della dipendenza #digitale dagli Stati Uniti - #ValigiaBlu

#uno #opensource #usa @sicurezza @sicurezza@diggita.com @internet […]

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@informapirata @fediverso

... per esempio Mastodon: limite caratteri 500. con hashtag e compagnia diventano già meno. E i messaggi con paginate di discorsi arrivano da altri tipi di network "federati" o da "istanze" più generose? alcuni con messaggi multipli tipo #valigiablu hanno trovato un […]

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## L’unico baluardo contro l’oligarchia necropolitica in ascesa è l’Europa Share 0 Bluesky 0 Share 0 Share ### Iscriviti alla nostra Newsletter --- 4 min lettura Lo stratega politico russo Vladislav Surkov ha ammesso una volta che le istituzioni democratiche importate in Russia dall'Occidente dopo il crollo dell'Unione Sovietica erano in gran parte cerimoniali. Surkov, descritto come l'eminenza grigia della politica russa per il suo ruolo nel plasmare e consolidare il regime autoritario di Putin, ha confessato che la Russia ha formalmente adottato quelle istituzioni per “assomigliare a tutti gli altri” ed evitare che la sua vera cultura politica infastidisse o spaventasse le altre nazioni. Tuttavia, dopo il deterioramento delle relazioni tra la Russia e l'Occidente, la Russia ha deciso che non era più necessario fingere di essere “come tutti gli altri” e ha messo a nudo la “brutale struttura del potere” del suo sistema di governo, senza nasconderla dietro una facciata democratica artefatta. Questa esposizione del potere puro è di natura esibizionista. Il piacere non sta solo nel detenere – o nel professare di detenere – il potere in sé, ma nel vantarsi della sua totale illimitatezza e impunità. Questo comportamento non è affatto circoscritto a Mosca. Questo atteggiamento attira ora molti, specialmente all'interno di certi circoli di potere a Washington, dove la trasgressione è sempre più considerata una virtù e l'ebbrezza di poter agire senza limiti è ostentata piuttosto che nascosta. Ed è proprio negli Stati Uniti — il paese che un tempo ha plasmato l'ordine internazionale del dopoguerra — che oggi assistiamo all'esecuzione pubblica di quel medesimo ordine. A presiederla è la brutalità nuda e cruda del dogma 'la forza fa il diritto', rivendicato dall'amministrazione Trump e non più dissimulato dal soft power americano. Non sorprende che un simile spettacolo sia accolto con soddisfazione, se non con aperta esultanza, nei bunker e nei palazzi presidenziali di Russia e Cina. ### Governare attraverso la paura, l'abbandono e la morte Scrivendo della crisi nel periodo tra le due guerre del XX secolo, il filosofo politico Antonio Gramsci la descrisse come un “interregno”, un periodo in cui il vecchio ordine stava morendo e quello nuovo non era ancora nato. In un periodo del genere, scrisse mentre era incarcerato in una delle prigioni del fascismo italiano, "si manifesta una grande varietà di fenomeni morbosi". Oggi, quasi un secolo dopo, il potere spudoratamente nudo di costringere e dominare è uno dei fenomeni morbosi del nostro interregno. Man mano che questo potere degenera nel primitivismo, mette a nudo il suo nucleo necropolitico: la volontà e la capacità di decidere chi può vivere e chi deve morire. Ed è l'ascesa di una nuova classe di oligarchia, un'oligarchia necropolitica, che è diventata un altro sintomo morboso della nostra condizione attuale. Saldamente nelle mani di élite estrattive, tecnologiche, finanziarie e immobiliari, l'oligarchia necropolitica americana si appresta a governare attraverso la gestione della morte, dell'abbandono e della sacrificabilità umana. Il suo negazionismo climatico accelera la distruzione degli ecosistemi e rende sacrificabili vasti gruppi di popolazione umana e non umana, producendo una violenza lenta e diffusa sotto forma di ondate di calore, inondazioni, siccità, carestie e migrazioni forzate. > L’ordine mondiale di Trump: un enorme “fottetevi tutti” rivolto al mondo intero Attraverso il controllo algoritmico, il monopolio dell'attenzione e il micro-targeting politico, l’oligarchia necropolitica innesca la frammentazione sociale, fomenta la violenza e svuota la vita democratica, riducendola a uno stato permanente di guerriglia emotiva. Le sue pratiche di detenzione di massa, incarcerazione e deportazione governano attraverso la paura e le intimidazioni, lacerando le famiglie e lasciando comunità frammentate ad assorbire le macerie sociali della precarietà cronica. Questo regime di governance minaccia direttamente e indirettamente la vita e il benessere delle persone ben oltre i confini degli Stati Uniti. A livello internazionale, l'oligarchia necropolitica americana sta minando le alleanze politiche occidentali, distruggendo i legami commerciali e d'affari tra partner di lunga data, erodendo la sovranità degli Stati indipendenti, paralizzando la governance multilaterale e minando l'unità europea incoraggiando attivamente le forze illiberali ostili al progetto europeo. > Da MAGA a MEGA, l’estrema destra statunitense alla conquista dell’Europa ### L'avvertimento geopolitico di Orwell Negli ultimi anni, soprattutto dalla metà alla fine del decennio 2010, il romanzo distopico 1984 di George Orwell è diventato un punto di riferimento universale nelle discussioni sulla sorveglianza totale, il controllo autoritario, la propaganda e la repressione psicologica. Ciò che di solito manca in queste discussioni, tuttavia, è il quadro geopolitico del romanzo: la divisione del mondo in tre superpotenze – Oceania, Eurasia e Estasia – il cui dominio globale ricorda in modo inquietante gli attuali Stati Uniti, Russia e Cina. Forse ancora più inquietante, dato che Orwell scrisse 1984 come monito al mondo occidentale, è il fatto che i tre superstati non differiscono l'uno dall'altro. Tutti e tre sono regimi totalitari che mantengono le loro società in uno stato permanente di mobilitazione e obbedienza attraverso la macchina propagandistica e la logica della sacrificabilità. È possibile che il nostro interregno finisca con l'instaurazione di un nuovo ordine internazionale simile a quello descritto in modo così spaventoso da Orwell. Ed è anche possibile che l'Unione Europea – con tutti i suoi difetti e le sue carenze – sia oggi l'unica speranza globale per coloro che, in Occidente e non solo, si oppongono all'oligarchia necropolitica, indipendentemente dalla loro nazionalità. ### Iscriviti alla nostra Newsletter Consenso all’invio della newsletter: Dai il tuo consenso affinché Valigia Blu possa usare le informazioni che fornisci allo scopo di inviarti la newsletter settimanale e una comunicazione annuale relativa al nostro crowdfunding. HP **Come revocare il consenso** : Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a info@valigiablu.it. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it. Ma se l'Europa vuole diventare un vero deterrente alla sempre più rapida discesa del mondo verso un autoritarismo disumano, non può rimanere una costellazione dispersiva di sovranità nazionali in competizione tra loro. Ha bisogno di un'unione politica più profonda, in grado di agire come un unico potere strategico con un'architettura di sicurezza e difesa unificata. Senza una tale concentrazione di autorità, l'Europa rimarrà geopoliticamente passiva, strutturalmente vulnerabile e, in ultima analisi, esposta alla sfacciata esibizione di un potere nudo e senza freni. _Immagine in anteprima: AI chatgpt_ Scrivi un commento ### Annulla risposta Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati * Salva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento. 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L'unico #baluardo contro l' #oligarchia #necropolitica in ascesa è l' #Europa - #ValigiaBlu

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Resistere agli autoritarismi - Valigia Blu Resistere all'autoritarismo significa rimanere coinvolti, restare ricettivi e, soprattutto, non voltarsi dall'altra parte.

Resistere agli autoritarismi #kassova #valigiablu
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Ho appena bloccato #LucaBottura e #ValigiaBlu e volevo dirlo. Non ho apprezzato il modo. Sul contenuto ognuno può esprimere ciò che ritiene giusto. Senza fare confusione e sfruttare visibilità e lavoro altrui. #Barbero

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Per capire come vanno al potere i fascisti basta seguire la copertura mediatica del caso Le Pen - Valigia Blu La condanna di Le Pen è ora "un favore", ora crea "una martire", ora impedisce di "sconfiggerla alle urne": un copione già visto che mette in scena lo stesso errore di fondo.

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Articolo dal contenuto a dir poco ineccepibile. Ma se non si compie uno sforzo a favore della sintesi la vedo davvero in salita.

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La ‘pace imperiale’ di Trump e Putin imposta all'Ucraina punta a sventrare l’Europa dall’interno - Valigia Blu Le trattative tra Russia e Stati Uniti, che stanno escludendo Ucraina ed Europa, sembrano sempre più portare a una “pace imperiale”, imposta senza reali garanzie per l’indipendenza ucraina, con possib...

Tra USA e Europa è in corso un doloroso divorzio. Sta all’Europa reagire per non finire stritolata.
#valigiablu

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Lucia Conti per #valigiablu sulla situazione politica tedesca

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#valigiablu

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ENOUGH!
ENOUGH! YouTube video by exit_lab

"ENOUGH" 6.5 trillions US dollars spent on the 20 years (2001 - 2021) of "the war on terror". 3.5 trillions were ENOUGH to eradicate world poverty!
Marco Loprieno: sampling; field recordings; soprano sax; percussions; electronics
Pat Lugo: Photos & Visuals
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It’s Bisan From Gaza and I’m Finally Going Home!
It’s Bisan From Gaza and I’m Finally Going Home! YouTube video by AJ+

FROM THE RIVER TO THE SEA!
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Trump-Musk, il caos coordinato e pianificato: i prodromi di un colpo di Stato - Valigia Blu Le prime mosse della nuova amministrazione Trump evidenziano un attacco sistematico alla burocrazia federale e alle istituzioni democratiche. Trump sta cercando di centralizzare il potere attraverso o...

Una analisi chiara di quello che sta accadendo. Grazie, sempre, a #valigiablu

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Addio Facebook e Instagram: è ora di ricostruire le nostre case digitali - Valigia Blu La radicalizzazione di Mark Zuckerberg, l'assalto all'informazione e alla democrazia della nuova oligarchia tech americana, addio a Facebook e Instagram: è ora di ri-costruire la nostra casa digitale.

Grazie @ariannaciccone.bsky.social

“Oggi dobbiamo ancora una volta rovesciare il tavolo, smettere di pensare che non c'è alternativa a queste piattaforme. Dobbiamo ricostruire spazi di conversazione dove siamo noi ad avere il controllo.”

Io sostengo #valigiablu 💪🏻
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Addio Facebook e Instagram: è ora di ricostruire le nostre case digitali - Valigia Blu La radicalizzazione di Mark Zuckerberg, l'assalto all'informazione e alla democrazia della nuova oligarchia tech americana, addio a Facebook e Instagram: è ora di ri-costruire la nostra casa digitale.

Uno delle poche iniziative informative indipendenti che dobbiamo tenerci stretti. #ValigiaBlu

++ Addio Facebook e Instagram: è ora di ricostruire le nostre case digitali - Valigia Blu ++

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Il 6 gennaio, regalati il sostegno a #ValigiaBlu
#Strameritato

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Il crowdfunding per sostenere l'edizione 2025 di Valigia Blu In cammino per capire il mondo. Valigia Blu: basata sui fatti, aperta a tutti, sostenuta dai lettori.

Finalmente ho trovato due minuti per aiutare Valigia Blu a continuare a fare il lavoro stupendo che fanno ormai da anni.

Grazie #ValigiaBlu 💙

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Il crowdfunding per sostenere l'edizione 2025 di Valigia Blu In cammino per capire il mondo. Valigia Blu: basata sui fatti, aperta a tutti, sostenuta dai lettori.

Ho partecipato al crowdfunding di @valigiablu.it In cammino insieme per capire il mondo 💙 crowdfunding.valigiablu.it/projects/cro... #ValigiaBlu

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Dopo il caso di Gisèle Pelicot, la Francia adotterà nuove misure contro la violenza di genere e le droghe da stupro - Valigia Blu Denunce negli ospedali e kit del giorno dopo, reati specifici: sulla scia del caso Gisele Pelicot paesi come la Francia fanno i conti con la sottomissione chimica

In Italia cosa si sa delle cosiddette droghe dello stupro? Ma soprattutto perché non sembra una priorità per nessuno?
Forse perché una donna che le ha assunte a sua insaputa poi generalmente non si mette al volante...
Ne parla {la mia amica} Marina Nasi su #valigiablu

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Una «sconfinata» Resistenza - Valigia Blu Un estratto dell'introduzione dal libro 'Storia internazionale della Resistenza italiana' (Laterza, 2024) a cura degli storici Chiara Colombini e Carlo Greppi.

Tiré de #ValigiaBlu, un extrait de l'introduction écrite par #ChiaraColombini & #CarloGreppi de la "Storia internazionale della Resistenza italiana", essai choral qu'ils ont édité, à peine paru chez #Laterza.
www.valigiablu.it/storia-resis...

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