anatomia di
una caduta
Justine Triet
(2023)
La Palma d’Oro a Cannes del 2023 è un dramma familiare travestito da legal thriller, capace di affrontare con precisione chirurgica tematiche difficili, raccontando complesse dinamiche familiari e problematici rapporti di coppia. Le ambizioni del film di Justine Triet si rivelano sin da subito altissime: a parlare è certamente “il caso”, dove un uomo cade dall’ultimo piano di casa sua e viene ritrovato morto dal figlio; ma ad essere scandagliate sino al più piccolo dei dettagli sono le cause “più intime” che hanno portato al decesso, dal rapporto difficile con la moglie, passando per il figlio disabile, sino ad arrivare ai fallimenti personali.
A partire dal dilemma esistenziale tra omicidio e suicidio, “la caduta” da analizzare assume significati notevoli e piuttosto ampi: più che raccontare come l’uomo è morto si cerca di capire il perché, di analizzare la “sua” caduta personale e gli inciampi di una vita piena di ostacoli, difficoltà e problemi. Come nei gialli più riusciti, il film parte dal fatto assodato, aggancia lo spettatore con “il mistero” e lo conduce per mano in un intricato puzzle ricco di dettagli sempre più interessanti ma senza soluzione.
Per Anatomia di una Caduta, infatti, non è tanto importante la verità, quanto piuttosto raccontare il dramma dei suoi personaggi, parlare con libertà di dinamiche complesse, provando a usare un punto di vista femminile, quello di una moglie accusata ma anche vittima. L’aula di tribunale, con le sue testimonianze, le sue arringhe e le sue rivelazioni è il palco perfetto per dissezionare e raccontare “una famiglia” nel modo meno tradizionale possibile, permettendole di confrontarsi con un presente dove la modernità di vedute e pensiero è ancora nient’altro che una facciata di comodo.
Anatomia di una Caduta è un giallo atipico, un vero e proprio processo alla società moderna, alle sue storture e al modo in cui vengono viste e giudicate.
#Cinema #CineSky #RecensioniFuoriTempo